il linguaggio musicale

musicoterapia
Questo blog vuole raccogliere i racconti, le riflessioni e anche il disappunto di molti studenti di musica e professionisti che hanno intrapreso per anni un percorso per imparare a suonare uno strumento o a cantare e che hanno trovato un insegnamento inadeguato alla loro passione e alla loro capacità musicale.

La responsabilità non è tanto del singolo insegnante (anche) ma, soprattutto, delle istituzioni e di una mentalità ( riguardo la cultura musicale) ormai retrograda, ottusa, disinformata, limitata e limitante.

Per fortuna esistono buoni insegnanti e buone scuole, dobbiamo però convenire che troviamo molto limite, inadeguatezza, e a volte arroganza, in molti insegnanti, in molte scuole e anche nei conservatori italiani che dovrebbero essere la punta di diamante del buon insegnamento.

Quando e perché l’insegnamento è inadeguato? Perché l’allievo è così sensibile a un approccio errato allo studio di uno strumento musicale?

Cerchiamo insieme di capire cosa succede nelle ore dedicate allo studio o durante le lezioni, perché i risultati attesi non si raggiungono e perché si creano tante difficoltà, sicuramente a livello psicologico ma forse anche neuropsicologico.

Dato che questa discussione è proposta da un associazione che si occupa di musicoterapia, presentiamo qualche nostra riflessione a riguardo.
Lontano dall’essere esaurienti vogliamo solo dare il “la “ per un dibattito sull’argomento.

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La musica è un bene universale di tutta l’umanità.

I musicisti sono professionisti che hanno fatto della musica la loro professione come gli scrittori hanno fatto dell’espressione linguistica il loro lavoro.

Sia la musica sia il linguaggio verbale e la scrittura sono patrimonio di tutti, a vari livelli e per i più svariati scopi, non solo, possono essere usati in modo eccellente anche da chi non è professionista.

La musica è un linguaggio.

L’essere umano inizia ad apprendere la lingua madre, che è il linguaggio per eccellenza, ascoltandolo ancor prima di nascere, poi imitando fonemi, poi frammenti di parole, poi assemblando vocaboli che contengono un significato, dopo anni finalmente inizia la conoscenza dei codici di lettura e scrittura.

Crescendo arricchirà la complessità del linguaggio che esprimerà sia verbalmente sia attraverso la scrittura.

L’apprendimento della lingua inizia con un lungo apprendistato attraverso l’ascolto ed in seguito l’imitazione, si inizia a leggere e scrivere quando ormai si possiede la capacità di esprimersi e comunicare.

L’apprendimento tradizionale del linguaggio musicale, soprattutto nei conservatori inizia con la lettura del pentagramma senza una precedente e sufficiente esperienza di ascolto, d’imitazione e di espressione/creazione del pensiero musicale.

Inoltre, da un punto di vista sensoriale si attivano gli occhi per la lettura e l’orecchio rimane inattivo. Bisogna leggere le note e sapere a quale tasto/corda/posizione corrispondono: in questo lavoro l’ascolto e il pensiero musicale rimangono sullo sfondo, il focus verte sul coordinamento oculo-motorio.

Una dattilografa (ormai obsoleta figura professionale) avrebbe potuto battere correttamente sulla macchina da scrivere tutta la Divina Commedia, senza prendere contatto con il contenuto e con la musicalità delle rime e della poesia, specialmente se sottoposta allo stress della consegna del lavoro in tempi brevi.

Spesso gli studenti di musica subiscono questa frustrazione, sono costretti a “digitare” le note mentre vorrebbero nutrirsi dei contenuti artistici del brano che sono lasciati in secondo piano. L’armonia, l’interpretazione, l’improvvisazione, la composizione, sono prese in considerazione dopo vari anni di studio, quando invece dovrebbe essere sin dall’inizio il nutrimento artistico quotidiano della vita del musicista.